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Educazione affettiva all’infanzia, Rita Bruzzone difende il progetto: «Nessuna teoria gender, accompagniamo le famiglie»

In consiglio comunale l’assessora replica alla Lega: il percorso nelle scuole genovesi è stato condiviso con i genitori e riguarda emozioni, legami, rispetto e gestione dei conflitti

Non un progetto calato dall’alto, non un’ingerenza nel ruolo dei genitori, non una scorciatoia ideologica. L’assessora alle pari opportunità Rita Bruzzone porta in consiglio comunale la difesa del percorso di educazione affettiva avviato nelle scuole dell’infanzia genovesi e respinge con nettezza l’accusa che dietro l’iniziativa possa esserci una presunta “teoria gender”. La risposta arriva dopo l’interrogazione della consigliera Paola Bordilli, della Lega, che ha chiesto chiarimenti alla giunta sulla possibile elusione della normativa nazionale in materia di progetti educativi rivolti ai più piccoli.

Il progetto, ha spiegato Bruzzone, si chiama “Facilitare l’educazione alle emozioni e ai legami”. Il cuore dell’iniziativa, nella ricostruzione dell’assessora, è il lavoro su emozioni, relazioni, conflitti, rispetto e consapevolezza di sé. Un percorso pedagogico rivolto all’infanzia, costruito con la scuola e con le famiglie, che l’amministrazione rivendica come strumento educativo e non come terreno di scontro ideologico.

«Il progetto di educazione affettiva che abbiamo messo in atto si chiama “Facilitare l’educazione alle emozioni e ai legami”», ha detto Rita Bruzzone in Aula. Poi ha chiarito il punto che considera decisivo: «Sia chiaro: nessuno è entrato nelle nostre scuole comunali o ha fatto questo percorso senza che fosse partecipato e condiviso con le famiglie: nessuno vuole sostituirsi alle famiglie, ma semmai vogliamo accompagnarle».

La replica più forte riguarda proprio l’etichetta “gender”, utilizzata nel dibattito politico nazionale e locale attorno ai progetti educativi nelle scuole. Bruzzone ha escluso che l’iniziativa genovese possa essere ricondotta a quella categoria e ha spostato il discorso sul piano pedagogico. «Non esiste nessuna “teoria gender”: se pensate che un percorso pedagogico ed emotivo per riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni, gestire i conflitti, insegnare il rispetto, sia una pratica gender, allora sarò chiara: abbiamo un problema molto grande».

Per l’assessora, quindi, il tema non è introdurre contenuti impropri nella scuola dell’infanzia, ma dare strumenti a bambini, insegnanti e genitori. «E questo non lo dice l’assessora Rita Bruzzone, lo dicono pedagogisti, pediatri e psicologi», ha aggiunto, sostenendo che rinunciare a questo tipo di lavoro significherebbe lasciare sole proprio le famiglie più fragili o prive di strumenti adeguati.

Nella sua risposta, l’assessora ha ricostruito anche il contenuto concreto delle attività. «Nelle relazioni si parlava di stare insieme, giocare, essere gentili, chiedersi chi desidero essere, cosa mi piace e cosa vorrei fare», ha detto. Frasi che, secondo l’assessora, descrivono un percorso di educazione alle emozioni e ai legami, non un intervento sostitutivo della famiglia né una forzatura ideologica.

Il confronto si inserisce nel clima politico aperto dal disegno di legge Valditara, contestato dall’assessora. Bruzzone ha annunciato che sentirà l’Ufficio scolastico regionale e il Garante che ha accompagnato il percorso genovese, anche in vista del prossimo anno scolastico. La preoccupazione espressa in Aula è che la nuova cornice normativa possa indebolire la scuola pubblica e limitare percorsi considerati utili alla crescita dei bambini.

«Il DDL Valditara compromette la scuola pubblica. Il problema non è il termine, è il concetto», ha affermato Rita Bruzzone, usando poi parole ancora più nette nella chiusura dell’intervento: «Una cosa voglio dirla chiara: un anno sta per finire e ne inizierà presto un altro e io spero che da oggi in poi tutta l’Italia si muova contro il DDL Valditara, perché il consenso va usato per gli stupri, non per questo».

L’interrogazione della Lega ha dunque aperto in consiglio comunale un fronte che tiene insieme scuola, famiglie, autonomia educativa e scontro nazionale sul ruolo dei percorsi affettivi. La linea dell’amministrazione, però, viene ribadita senza arretramenti: il progetto nelle scuole dell’infanzia genovesi proseguirà nel perimetro della condivisione con le famiglie e con l’obiettivo dichiarato di insegnare ai bambini a riconoscere emozioni, rispettare gli altri e vivere meglio le relazioni.


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